Indulto, la cosa o la persona?

lunedì, 31 luglio 2006


Sono stanca, troppo stanca e morta di sonno, quindi chiedo scusa anticipatamente per eventuali errori ed orrori per ciò che scriverò sulla questione indulto. Il passo, com'è noto, è stato fatto, ma rimane nel paese una certa scontentezza soprattutto da parte dell'elettorato di sinistra, tradizionalmente più propenso al perdono.

Credo che bisogna andare molto cauti e non ho difficoltà ad ammettere che personalmente non sono certa di ciò che sia giusto e ciò che non lo è. In linea di massima sono per l'indulto: esisteva anche in tempi oscuri e medievali. Ho provato a capire le ragioni di chi non accetta l'indulto per reati di estorsione, usura, corruzione e concussione, e mi è venuto da pensare che questo atteggiamento è molto pericoloso perché ripete l'errore già fatto con l'approvazione delle modifiche alla legge sulla legittima difesa. Qui si assiste ad una svalutazione del VALORE della VITA UMANA.

In sostanza mi chiedo se i reati contro il patrimonio possano essere considerati davvero più gravi dei reati contro la persona? Se nessuno si scandalizza dell'indulto beneficiato da omicidi e pluriomicidi, perché ci si meraviglia, invece, dell'effetto dell'indulto per i corruttori ecc?

Davvero la proprietà, comunque la si voglia intendere, vale più di una vita umana. Davvero è più lecito premiare chi spezza una vita rispetto a chi ruba?

Ed ecco la risposta in tempo reale. I miei timori erano molto fondati. Ora vogliamo paragonare Previti a questo? *****Il primo detenuto scarcerato grazie all'applicazione dell'indulto e' un agricoltore, Anselmo Novello, di 60 anni, condannato per omicidio. Novello, il 12 maggio del 1987, a Casabona (Catanzaro), nel corso di una lite per motivi di pascolo, uccise una donna, Rosina Aprigliano, di 44 anni, e feri' gravemente il marito ed il figlio della donna.  ANSA


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