Sempre e ovunque nella nostra cultura, gli aristocratici si considerano degli uguali, fratelli d'armi sottoposti alla dura legge dei duelli, a quella dell'equivalenza dei patrimoni per una concorrenza selvaggia e dei concorsi spietati tra gli essere meritevoli... bisogna sempre formare o imitare l'ideale dell'uomo, cioè il migliore possibile: per nascita, per ricchezza o per intelligenza. Quando si conosce solo attraverso gli esempi o si agisce soltanto tramite i modelli, come evitare la competizione, cioè l'aristocrazia e l'ineguaglianza?
Si ottimalizza allora una tendenza, selezionata: crescono le armi, le ricchezze o i meriti, inizia la corsa, affinché la forza o il patrimonio o il talento, domini il campo. Perché le cose migliori dovrebbero avere ritegno?
Ora noi scopriamo a tutt'oggi la seguente ma antica ovvietà: che la Terra non può dare a tutti i suoi figli ciò che i ricchi le strappano. C'è penuria.
Mentre i nostri modelli aristocratici costanti incentivano ed ottimizzano questa o quella tendenza perché invada lo spazio, la vera democrazia, quella nella quale io spero, umilia o minimizza tale tendenza o la suddetta forza. Godere di una potenza e non valersene: ecco l'inizio della saggezza. Della civiltà!
Filosofia politica del ritegno: la sola uguaglianza pensabile ormai suppone, non come difetto di ricchezza, ma in quanto valore positivo, la povertà.
Partiamo
Qualcosa di nuovo sotto il sole, altrove.
(Michel Serres - Il Mantello di Arlecchino)





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