Le radici biologiche della gelosia
Da dove nasce la gelosia? E quella maschile è simile a quella femminile? La gelosia ha un ruolo nella vita individuale, sociale o nella sopravvivenza della specie umana? Sono queste alcune delle domande che sorgono appena si cerca di comprendere i meccanismi inconsci, che inducono il partner a ritenere di intrattenere con l'altro un rapporto esclusivo. L'esclusività del rapporto di coppia induce i due attori principali ad autoescludersi dal sociale, in una forma di chiusura paraindividualista che, per secoli, ha rappresentato la punta di diamante del predominio umano sulla terra. Ma procediamo per gradi. Di certo, c'è una differenza sostanziale tra la gelosia di genere. Entrambi, maschi e femmine, provano gelosia nel presente, però, prendendo in considerazione l'aspetto temporale, si manifestano delle differenze notevoli. Gli uomini tendono a provare una gelosia di natura retrospettiva, mentre, le donne proiettano la propria nel futuro. Perché accade questo? In realtà la risposta c'è data dalla biologia, dall'osservazione attenta del mondo animale e dalla necessità di autogarantirsi una discendenza genetica. Nella gelosia c'è ben poco di nobile e nulla di altruistico. I maschi sono terrorizzati dall'idea di allevare figli non propri, cioè di dare spazio e vigore a caratteristiche genetiche che appartengono ad altri uomini. I leoni, ad esempio, quando spodestano un rivale, compiono un'azione criminale: uccidono la cucciolata del maschio che li ha preceduti. Allo stesso modo il maschio umano è geloso dei rapporti precedenti (quindi ha mistificato, servendosi della religione, la verginità della sposa) perché inconsciamente teme che la donna sia capace di fargli allevare un figlio non proprio. La femmina umana, d'altro canto, teme che, il padre biologico dei propri figli, la abbandoni per seguire "forme" più allettanti e "fresche" perdendo, così, la possibilità che i propri caratteri genetici possano sopravvivere. Anche la donna ha mistificato la realtà e per questo motivo ha accettato unioni con uomini molto più grandi di età. Nella società attuale, considerando l'esistenza di un boom demografico senza precedenti nella storia umana, questi meccanismi stanno perdendo la loro forza, ma sopravvivono nelle persone "meno evolute". Essere gelosi, quindi, significa essere primitivi. Sposare una donna più giovane o un uomo troppo anziano significa essere primitivi. E non è una colpa, né un giudizio, né un'accusa. In alcuni uomini, la paura del passato della propria moglie, diventa ossessiva al punto che preferiscono non esserne a conoscenza. Questo accade in chi decide di sposare una donna che non è conosciuta negli ambienti frequentati dalla propria famiglia e/o dai propri amici. L'idea perseguita è quella di sbarazzarsi della possibilità di incontrare persone che abbiano intrattenuto rapporti intimi con la propria sposa. Eppure, solo poche persone sono consapevoli di questi meccanismi inconsci che ci rendono molto "animali" e poco liberi. Anche la chiusura a riccio della famiglia rispetto all'ambiente sociale esterno non ha più la sua funzione originaria. Le cronache recenti dimostrano che l'isolamento familiare ha creato delle fratture capaci di produrre mostruosità inimmaginabili. Se ci fosse un'idea della famiglia aperta al sociale e capace di esaltare anche la portata indivuidualistica dei suoi elementi, probabilmente, tante violenze, tra le quattro mura domestiche, non ci sarebbero più. Se la società fosse in grado di garantire la sopravvivenza della prole anche in assenza delle figure genitoriali, la gelosia, sia maschile, sia femminile, smetterebbe di esistere. Quando saremo in grado di considerare qualsiasi figlio dell'uomo, figlio nostro, solo allora avremmo raggiunto una maturità tale da permetterci di considerare l'umanità, la nostra unica ed insostituibile famiglia "allargata".
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